Discriminazione nei bandi pubblici riservati ai soli cittadini italiani

Tribunale di Firenze, Sezione Lavoro, ordinanza 2 - 27 maggio 2017

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E' discriminatorio il bando di un concorso pubblico riservato ai soli cittadini italiani. In sintesi è quello che ha sostenuto il Tribunale di Firenze, Sezione Lavoro, con l'ordinanza del 27 maggio 2017.

L'ordinanza in epigrafe è stat resa ai sensi dell'art. 700 cpc nel corso di una controversia instaurata in applicazione dell'articolo 44 del D.Lgs. n. 298 del 1996, dell'articolo 28 del D.Lgs. n. 150 del 2011 e dell'art. 702-bis del cpc, per far accertare la natura discriminatoria per ragioni di nazionalità dell'articolo 3 del bando di concorso per assistente giudiziario, indetto dal Ministero della Giustizia con Decreto Ministeriale del 18 novembre 2016, nella parte in cui richiede il possesso della cittadinanza italiana quale necessario requisito partecipativo. Il ricorso era stato incardinato innanzi al Giudice del Lavoro da una cittadina albanese titolare del permesso di soggiorno di lungo periodo, ammessa alle prove con riserva, in quanto carente del requisito della cittadinanza italiana. L'atto era stato altresì sottoscritto da un'associazione attiva nel campo della lotta alle discriminazioni, la quale aveva parimenti lamentato la discriminazione collettiva per ragioni di nazionalità e richiesto specifiche tutele. 

Il Tribunale di Firenze, nell'accogliere il ricorso, ha ordinato al Ministero della Giustizia di ammettere con riserva alla selezione:

a) la ricorrente, cittadina comunitaria in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo;

b) i cittadini comunitari e i candidati sprovvisti della cittadinanza italiana, rientranti in una delle categorie previste dall'articolo 38 del D.Lgs. n. 165 del 2001, al comma 1 (cittadini degli Stati membri dell'Unione e i loro familiari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente) e al comma 3-bis (cittadini di Paesi terzi - quindi stranieri extracomunitari, il cui status trova la sua essenziale disciplina nel D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 - titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria).

Ha quindi ordinato al Ministero di sospendere la procedura concorsuale sino alla conclusione del giudizio di merito per le finalità già richiamate.

Nel dettaglio. Il Tribunale ha in primo luogo affermato la giurisdizione sulla controversia del giudice ordinario e non del giudice amministrativo, al quale apparteneva, secondo il Ministero, per essere l'impugnazione del bando ricompresa nelle materie dovute alla cognizione di quest'ultimo, in considerazione della natura pubblicistica dell'atto e della conseguente sussistenza solo di posizioni di interesse legittimo. Il Giudice ha evidenziato che il quadro normativo di riferimento configura il diritto a non essere discriminati come un diritto soggettivo assoluto, per la cui tutela il giudice ordinario è tenuto alla disapplicazione incidentale del provvedimento adottato.

Il Tribunale ha altresì richiamato il principio reso in sede di legittimità, secondo cui nelle discriminazioni collettive in ragione del fattore della nazionalità, sussiste la legittimazione di agire in capo alle associazioni e agli iscritti nell'elenco di cui all'articolo 6 del D.Lgs. n. 215 del 2003, i quali possono attivarsi sia in nome e per conto o a sostegno del soggetto passivo della discriminazione, sia per la repressione delle discriminazioni collettive.

Alla luce del suddetto quadro normativo ed interpretativo, il Tribunale ha accertato, all'esito di una penetrante indagine di fatto, la natura discriminatoria della norma del bando prescrivente il requisito della nazionalità.