CAUSA DI ESTINZIONE DEL REATO E NULLITÀ DELLA SENTENZA PREDIBATTIMENTALE: SUI CRITERI DI PREVALENZA INTERVENGONO LE SEZIONI UNITE

 

Con la pronuncia in esame le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno statuito in ordine al seguente quesito: ‹‹Se la Corte di cassazione debba dichiarare la nullità della sentenza predibattimentale di appello pronunciata in violazione del contraddittorio, con cui, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione o, invece, debba dare prevalenza alla causa estintiva del reato››.

Preliminarmente, la Suprema Corte ha precisato che nel giudizio d'appello non è consentita la pronuncia predibattimentale di proscioglimento ai sensi dell'art. 469 c.p.p. ovvero dell'art. 129 c.p.p.

L'art. 469 c.p.p. è dettato specificamente per il giudizio di primo grado e non può ritenersi applicabile in appello, in assenza di richiamo espresso di legge. Allo stesso modo non è applicabile il dettato dell’art. 129 c.p.p. in quanto l'obbligo del giudice di dichiarare immediatamente la sussistenza di una causa di non punibilità presuppone un esercizio della giurisdizione con effettiva pienezza del contraddittorio, quale elemento indefettibile di qualsiasi pronuncia giurisdizionale, da attuarsi nelle fasi in cui la piena dialettica tra le parti permette al giudice di avere tutti gli elementi per la scelta della formula assolutoria più favorevole per l'imputato.

Per la Corte ‹‹non v'è dubbio, pertanto, che la sentenza predibattimentale di appello, di proscioglimento dell'imputato per intervenuta prescrizione, emessa de plano, sia viziata da nullità assoluta ed insanabile, ai sensi dell'art. 178, comma 1, lett. b) e c), e 179, comma 1, cod. proc. pen.››.

Dunque, è necessario decidere se il giudice di legittimità debba dare prevalenza al vizio di nullità della sentenza e rinviare al giudice di merito, oppure, diversamente, se prevalga l’accertamento dell’intervenuta estinzione del reato per prescrizione.

La Corte, richiamandosi a propri precedenti (Cass. pen., Sez. Un.,  n. 17179/2002, "Conti" e Cass. pen., Sez. Un., n. 39450/2009, "Tettamanti"), ha riconosciuto la prevalenza della causa estintiva del reato, per ragioni di economia e celerità processuale. Eventuali eccezioni troverebbero luogo soltanto in presenza di dubbi sulla esistenza della causa estintiva, quando questa non sia pacifica o sia necessaria una apposita istruzione sulle circostanze di cui all’art. 129 c.p.p., accertamento riservato al giudice di merito, al quale si dovrebbe dunque rinviare.

Tale soluzione trae spunto proprio dall’interpretazione teleologica assegnata all’art. 129 c.p.p., il quale è diretto a favorire l’innocenza dell’imputato e la definizione celere del procedimento, quando non sia concretizzabile la pretesa punitiva dello Stato. L’effettuazione di attività processuali sarebbe giustificabile soltanto in presenza di un concreto interesse dell’imputato.

Inoltre, la Corte ha riconosciuto che una eventuale pronuncia ex art. 129 c.p.p. può essere resa anche nel giudizio di cassazione, quando le condizioni richieste dalla norma siano evidenti ed emergano espressamente dai motivi di impugnazione.

In conclusione, quindi, è stato affermato il seguente principio di diritto: ‹‹Nell'ipotesi di sentenza predibattimentale d'appello, pronunciata in violazione del contraddittorio, con la quale, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione, la causa estintiva del reato prevale sulla nullità assoluta ed insanabile della sentenza, sempreché non risulti evidente la prova dell'innocenza dell'imputato, dovendo la Corte di cassazione adottare in tal caso la formula di merito di cui all'art. 129, comma 2, cod. proc. pen.››.

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