Il Consiglio di Stato su concessione di beni ed obbligo di gara. Il caso di una tartufaia.

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Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2914/2017, si è pronunciato sull’obbligo di gara per concessione di beni pubblici. 

Nella sentenza il Consiglio di Stato si sofferma sul principio del necessario esperimento di una gara pubblica nel momento in cui una pubblica amministrazione intende concedere a terzi l’utilizzo di un bene suscettibile di produrre utilità economiche. Secondo i giudici occorre una gara pubblica per l’affidamento in gestione a terzi di beni pubblici comunque suscettibili di produrre utilità economiche.Su tutte le Amministrazioni pubbliche in generale grava l’obbligo di ricorrere a procedure competitive ogni qualvolta si vadano ad assegnare beni pubblici suscettibili di sfruttamento economico.

Nel caso di specie, rilevano i giudici, l’Associazione appellante finirebbe per esercitare sui suoli comunali chiesti in concessione un’attività di lucro, considerato che il commercio dei tartufi è un settore usualmente remunerativo. Va quindi considerato dirimente che – salvo specifici casi giustificati da esigenze superiori nominate dalla legge - non è dato figurare una dazione economica senza causa, quale una concessione di beni a titolo gratuito, in sostanziale carico finanziario dei consociati che compongono la popolazione comunale, come finirebbe per essere una concessione gratuita di terreni remunerativi. Per una siffatta concessione è comunque necessaria una procedura di evidenza pubblica, anche allo scopo di garantire parità di trattamento di quanti potenzialmente interessati ad ottenere la medesima concessione di beni, ed evitare parzialità e preferenze indebite nella attribuzione.
Infatti occorre una gara pubblica per l’affidamento in gestione a terzi di beni pubblici comunque suscettibili di produrre utilità economiche, come nel caso di specie: i terreni comunali oggetto del contratto di comodato d’uso sono suscettibili di sfruttamento economico per la ricerca e la vendita del tartufo a beneficio esclusivo dei membri dell’associazione contro interessata.

In definitiva, l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a privati o a enti pubblici va subordinata alla predeterminazione di criteri e modalità, cui le amministrazioni si debbono attenere, ad evitare ingiustificati privilegi o discriminazioni e per garantire la trasparenza dell’azione amministrativa e la parità di trattamento (cfr. Cons. Stato, V, 23 marzo 2015, n. 1552). Nel caso di specie, l’affidamento all’Associazione appellante di una vasta porzione di terreno comunale era avvenuta senza la minima predeterminazione di criteri e modalità cui l’Amministrazione si sarebbe dovuta attenere e in aperta violazione dei principi indicati. 

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