ANCORA SULLA PRESUNZIONE DEI REDDITI DEI PROFESSIONISTI

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Cass. Sez. V, sent. 28 luglio 2017, n. 18801.

La Corte di Cassazione ha nuovamente chiarito la retta interpretazione dell'art. 32 del d.P.R. n. 600/1973 (come modificato dall'art. 1, comma 402, I. n. 311/04), concernente la presunzione circa la configurabilità come compensi dei prelevamenti e dei versamenti dei quali non siano indicati i beneficiari.

Al riguardo, si osserva che la presunzione in discorso (secondo cui tutti i movimenti operati sul conto corrente si presumono essere entrate di carattere professionale, salva la prova contraria) operava anche anteriormente alla novella intervenuta nel 2004 (cfr. Cass. 26 aprile 2017, nn. 10249, 10250 e 10251). Detta presunzione quindi rimane ferma limitatamente ai versamenti operati sui relativi conti correnti del lavoratore autonomo.

Per contro, non possono essere considerati quali maggiori redditi anche i prelevamenti eseguiti sui conti correnti.

Su tale punto, come è ben noto è intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza n. 228/2014 che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 32 cit. limitatamente alle parole «o compensi», per contrasto con gli art. 3 e 53 Cost., per ciò che la presunzione, ivi posta, che il prelevamento dal conto bancario corrisponda ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo è lesiva del principio di ragionevolezza nonché della capacità contributiva.

E difatti, è del tutto arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell'ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.

Al riguardo, è dato osservare che, per un verso, l'attività svolta dai lavoratori autonomi si caratterizza per la preminenza dell'apporto del lavoro proprio e la marginalità dell'apparato organizzativo e, per altro, verso, gli eventuali prelevamenti (che peraltro dovrebbero essere anomali rispetto al tenore di vita secondo gli indirizzi dell'Agenzia delle entrate) vanno ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria, da cui deriva la fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali.

Alla luce di tali argomentazioni, i Supremi giudici hanno rigettato la tesi sposata in altro arresto di legittimità (Cass. sent. 11 novembre 2015, n. 23041) secondo cui la declaratoria di illegittimità costituzionale avrebbe posto fine alla presunzione legale in base alla quale le somme prelevate o versate su conti e depositi riconducibili ad esercenti attività professionale costituiscono di per se stessi ulteriori compensi assoggettabili a tassazione se non sono annotati contabilmente. 

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