I permessi per le unioni civili e le convivenze di fatto ex L. 76/2016

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La normativa sui permessi per handicap (art. 33 L. 104/1992) e sul congedo straordinario biennale (art. 42 D.Lgs. 151/2001) si applica anche alle unioni civili in virtù della previsione, a carattere generale, contenuta nella L. 76/2016 che le ha introdotte e disciplinate, secondo cui "le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole coniuge, coniugi o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonchè negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso" (art. 1 co. 2, L.76/2016).

In particolare la parte dell'unione civile usufruisce dei permessi e del congedo solo nel caso presti assistenza all'altra parte dell'unione e non nel caso in cui l'assistenza sia rivolta ad un parente dell'unito, non essendo configurabile, a differenza del coniuge, un rapporto di affinità (Circ. INPS 27-2-2017, n. 38).

La L. 76/2016 disciplina anche la convivenza di fatto, rispetto alle quali però non è introdotta alcuna norma che consenta di estendere ad esse la normativa in esame. L'applicazione, sia pur limitatamente ai permessi previsti dall'art. 33 L. 104/1992, è avvenuta a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 33 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l'assistenza alle persone con handicap in situazioni di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado (comma 3) (sent. 5-7/23-9-2016, n. 213).

Rimane allo stato, invece, aperta la questione dell'applicabilità alle convivenze di fatto del congedo straordinario biennale ex art. 42 D. Lgs. 151/2001.

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