Pere Borrell del Caso, Huyendo de la critica (1874)

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IVA SUL MARGINE: LA RILEVANZA DELLA "BUONA FEDE" DEL RIVENDITORE.

 

Cass. civ., Sez. Un.,12 settembre 2017, n. 21105.

 

Le Sezioni Unite si allineano alla giurisprudenza europea circa la rilevanza della buona fede nel regime del margine, pronunciando il seguente principio di diritto "in tema di IVA, il c.d. regime del margine (previsto dall'art. 36 del D.L. n. 41/1995 e dagli artt. da 331 a 325 Direttiva 2006/112/CE) per le cessioni, da parte di rivenditori, di beni d'occasione, di oggetti d'arte, da collezione o di antiquariato, costituisce un regime d'imposizione speciale, facoltativo e derogatorio, in favore del contribuente, del sistema normale dell'IVA: ne consegue che la sua disciplina va interpretata restrittivamente e applicata in termini rigorosi, nei limiti di quanto necessario al raggiungimento dello scopo dell'istituto".

La controversia scaturiva dalla contestazione erariale circa l’applicabilità del regime del margine in relazione a numerose operazioni di compravendita di veicoli usati da parte di una società italiana rivenditrice. Quest'ultima aveva acquistato i veicoli da un’altra società italiana, la quale risultava cessionaria di società cedenti Ue per i mezzi di trasporto in discorso. Più nel dettaglio, l'Ufficio lamentava che la società rivenditrice italiana aveva acquistato i veicoli da proprietari esercenti attività di autonoleggio e di leasing, ossia da soggetti passivi aventi diritto alla detrazione dell’IVA assolta. Per tale ragione, a detta dell'Amministrazione, il regime speciale del margine non era applicabile alle cessioni effettuate dal rivenditore italiano.

Lo scopo del regime del margine è di evitare la doppia imposizione e le distorsioni di concorrenza tra soggetti passivi nel settore dei beni d'occasione, degli oggetti d'arte, da collezione o di antiquariato ("considerando" 51 della direttiva IVA): assoggettare ad imposta, per l'intero prezzo, la cessione di detti beni da parte di un soggetto passivo rivenditore produrrebbe una duplicazione impositiva, quando il prezzo al quale quest'ultimo ha acquistato il bene stesso incorpora un importo di IVA assolto a monte da una persona appartenente ad una delle categorie indicate nella direttiva (ossia deve trattarsi di un privato consumatore, oppure di un soggetto che non ha potuto detrarre l'imposta - siccome la cessione del bene da parte sua è "esentata conformemente all'art. 136" -, oppure di un soggetto che ha agito nel proprio Stato membro in regime di franchigia [prevista per le piccole imprese] e la cessione riguardi un bene d'investimento, oppure di un soggetto che ha a sua volta assoggettato la cessione al regime del margine) e che né tale persona, né il soggetto passivo-rivenditore sono stati in grado di detrarre l'imposta .

La condizione per l'applicazione del regime del margine alla cessione del bene è, quindi, quella che il bene sia stato acquistato da un soggetto il quale non ha potuto detrarre l'imposta pagata a monte all'atto dell'acquisto del bene e, pertanto, ha sopportato integralmente l'imposta stessa, laddove l'esistenza del diritto alla detrazione esclude il rischio della doppia imposizione e la conseguente possibilità di sottrarre l'operazione al regime normale dell'IVA. Il regime d'imposizione del (solo) margine di utile realizzato in occasione della cessione costituisce un regime speciale facoltativo, derogatorio del sistema generale di cui alla direttiva 2006/112 e rispetto a questo meno oneroso (contemplando una base imponibile ridotta), con la conseguenza che la disciplina concernente il suo ambito applicativo deve essere interpretata restrittivamente, nei soli limiti di quanto necessario al raggiungimento dell'obiettivo dell'istituto.

Ferma tale premessa, secondo i Supremi Giudici, con particolare riferimento alla compravendita di veicoli usati, il cessionario, al quale l'amministrazione finanziaria contesti, in base ad elementi oggettivi e specifici, tale fruizione, deve provare la propria buona fede, cioè di aver agito in assenza di consapevolezza di partecipare ad un'evasione fiscale e di aver adoperato la diligenza massima esigibile da un operatore accorto - secondo i criteri di ragionevolezza e di proporzionalità, in rapporto alle circostanze del caso concreto - al fine di evitare di essere coinvolto in una tale situazione, in presenza di indizi idonei a farne insorgere il sospetto.

Rientra in tale condotta anche l'individuazione, nei limiti dei dati risultanti dalla carta di circolazione in suo possesso, eventualmente integrati da elementi di agevole e rapida reperibilità, dei precedenti intestatari del veicolo, al fine di accertare, sia pure solo in via presuntiva, se l'IVA sia stata, o no, già assolta a monte da altri, nell'ambito della catena di fornitura, senza possibilità di detrazione: in caso di esito positivo, il diritto di applicare il regime del margine deve essere riconosciuto, anche qualora l'Amministrazione dimostri, attraverso indagini e controlli inesigibili dal contribuente, che in realtà l'imposta, per qualsiasi motivo, non era stata detratta. Nell'ipotesi, invece, in cui dalla verifica del contribuente emerga che i precedenti titolari svolgano tutti attività di rivendita, noleggio o leasing nel settore del mercato dei veicoli, opera la presunzione (contraria, in base al criterio di normalità probabilistica) dell'avvenuto esercizio del diritto alla detrazione dell'IVA assolta a monte per l'acquisto dei veicoli stessi, in quanto beni destinati ad essere impiegati nell'esercizio dell'attività propria dell'impresa, con conseguente negazione del diritto alla fruizione del trattamento fiscale più favorevole.

                                   

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