---

Con la pronuncia a Sezioni Unite n. 18725/2017 del 18 luglio 2017, la Suprema Corte di Cassazione affronta il dibattuto tema della distinzione tra donazione diretta ed indiretta.

È noto come il codice, in larga misura, equipari la disciplina di questi due istituti, in forza della norma di cui all’art. 809 c.c.

Rimane però una rilevante differenza tra i due tipi di donazione, individuabile nella non applicabilità, alla liberalità non donativa, dell’art. 782 c.c., che prescrive la forma solenne ad substantiam.

Pertanto, risulta fondamentale poter comprendere la distinzione tra i due tipi di negozio donativo: qualora infatti una donazione diretta non fosse effettuata con atto pubblico, chiunque fosse interessato potrebbe eccepire la patologia formale del negozio e dunque far accertare la nullità strutturale del contratto di donazione.

A tal proposito, la Cassazione, operando una breve rassegna giurisprudenziale sulle tipologie di liberalità non donative che più frequentemente sovvengono all’attenzione dell’interprete, effettua un rimarchevole excursus interpretativo teso alla individuazione della caratteristica distintiva della liberalità non donativa, rispetto alla donazione diretta.

Ebbene, considerazione che può sembrare banale in astratto, ma che è certamente utile nella viscosità della prassi, è quella secondo cui, affinché la donazione possa essere considerata diretta, è necessario che la stessa sia un contratto mediante il quale il donante arricchisce, con proprio depauperamento, direttamente il donatario.

Pertanto, tutto ciò che esula da questo schema, è riportabile sotto l’alveo del fumoso insieme della donazione indiretta, e in specifico:

a) la liberalità effettuata con atti diversi dal contratto (ad esempio, il negozio unilaterale, come l’adempimento del terzo  o le rinunce abdicative)

b) i contratti rispetto ai quali il donatario è terzo (ad esempio, contratto a favore di terzo)

c) i contratti caratterizzati dalla presenza di un nesso di corrispettività tra attribuzioni patrimoniali (ad esempio, vendita mista a donazione)

d) la combinazione tra più negozi  (come l’intestazione di beni a nome altrui).

Ciò precisato, la Corte sposta il focus motivazionale sul caso di specie, che attiene al trasferimento per spirito di liberalità a mezzo banca, di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli in amministrazione del beneficiante  a quello del beneficiario.

Da una parte, sarebbe astrattamente ipotizzabile la natura non donativa della liberalità de qua, in quanto non si assisterebbe ad atto donativo diretto tra beneficiante e beneficiante, bensì ad un contratto a favore di terzo, poiché sarebbe la Banca, materialmente, a trasferire gli strumenti finanziari, su ordine del beneficiante, al beneficiato.

Questa ricostruzione non è stata accolta dalla Suprema Corte, che qualifica l’ordine di trasferimento di strumenti finanziari coma donazione diretta, alla quale applicare l’art. 782 c.c.

Invero, nel contratto a favore di terzo l’oggetto del negozio è identificabile nella prestazione del promittente, e non con quanto prestato dallo stipulante al promittente medesimo. In altre parole, il patrimonio del promittente è direttamente coinvolto nel processo attributivo e non si configura come “mera zona di transito”.

Inoltre, la fattispecie non può neanche essere ricondotta ad una conclamata ipotesi di donazione indiretta, qual è la cointestazione del deposito bancario, qualora uno solo dei cointestatari si preoccupi di rimpinguare la provvista.

Nel caso di specie, in realtà, vi è semplicemente un trasferimento da un conto deposito ad un altro, senza alcuna cointestazione.

Per questo motivo, il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto deposito titolo del beneficiante a quello del beneficiario, a mezzo banca, attraverso un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell’attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell’atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l’ipotesi della donazione di modico valore.

 

---