Corte di Giustizia sul compenso degli avvocati

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La Corte di Giustizia con la sentenza del 23 novembre 2017 si è espressa sulla legittimità del divieto imposto all'avvocato di contrattare compensi che scendano al di sotto dei minimi professionali divieto imposto da alcuni Stati membri. In particolare, la Corte ha sancito che normative di tal genere rischiano di essere contrarie alla libera esplicazione della concorrenza nel mercato interno, ai sensi dell'articolo 101, paragrafo 1, del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.I Giudici comunitari hanno evidenziato che l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, deve essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, da una parte, non consenta all'avvocato e al proprio cliente di concordare un onorario di importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico del legale, e, dall'altra, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari di importo al di sotto di quello minimo, restringe i meccanismi della concorrenza nel mercato interno (ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE). Nella specie, i giudici comunitari hanno stabilito che compete al giudice del rinvio verificare se la richiamata normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi, e se le restrizioni in tal modo stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi.

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