Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma che estende la limitazione di orario delle notifiche a mezzo ufficiale giudiziario, alle notifiche telematiche espletate via Pec.

App. Milano ordinanza del 16 ottobre 2017, pres. ed estens. Santosuosso

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Con l’ordinanza del 16 ottobre 2017. la Corte territoriale milanese rimette al Giudice delle Leggi la valutazione circa la costituzionalità dell’art. 16-septies  d.l. 18 ottobre 2012 n. 179, nella parte in cui estende alle notificazioni telematiche i limiti di orario previsti dall’art. 147 c.p.c., prevedendo che “quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata dalle ore 7 del giorno successivo”.

La tematica, di interesse eminentemente pratico per chiunque pratichi la professione forense, riveste una notevole importanza, se solo si pensa che ritardare la notifica del gravame di anche solo un minuto oltre le ore 21 dell’ultimo giorno a disposizione può significare decadere dal diritto di impugnazione, e conseguentemente vedersi dichiarare dalla Corte territoriale l’atto di appello inammissibile.

E’ il caso della Società Agricola appellante, la quale notificava al Banco Bpm s.p.a. atto di appello alle ore 21,05 dell’ultimo giorno disponibile, dunque cinque minuti dopo il termine indicato dall’art. 147 c.p.c.

La disposizione citata contiene una norma originariamente pensata per le notifiche a mezzo di ufficiale giudiziario, ed estesa, in tempi recenti, alle notifiche effettuate a mezzo di posta elettronica certificata grazie all’art. 16-septies del d.l. 179/2012 sopra rammentato.

La Corte di Appello di Milano, nell’esaminare il profilo della possibile dichiarazione di inammissibilità del gravame, dà atto di come la lettera della legge non dia modo all’interprete di dare una lettura meno restrittiva, e, nello specifico, di applicare il principio della scissione degli effetti della notificazione, che trova i propri natali nella pronuncia della Corte Costituzionale 477/2002.

Secondo tale storica sentenza, gli effetti per il notificante devono intendersi perfezionati all’atto di spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento, mentre, per il destinatario, al momento in cui egli riceve il plico da parte dell’agente postale. Ciò perché il possibile ritardo causato dai servizi di notificazione non potevano essere fatti ricadere sul notificante.

Ebbene, secondo una posizione interpretativa, tale scissione potrebbe essere applicata anche alle notifiche via Pec, secondo il seguente schema:

a) qualora il notificante spedisca la pec dopo le 21 dell’ultimo giorno, ma prima di mezzanotte, per lui la notifica si perfeziona comunque il giorno stesso.

b) diversamente, in tale circostanza, il notificato vedrebbe perfezionare nella propria sfera giuridica la notificazione il giorno successivo, alle  7, così come riportatodalla norma.

Orbene, tale lettura, sicuramente più rispettosa dei principi costituzionali del principio di eguaglianza e ragionevolezza, nonché del diritto di difesa, non può trovare accoglimento, secondo la Corte meneghina, in quanto di fatto abrogherebbe l’art. 16-speties.

Alla luce di ciò, il giudice milanese rileva la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità per

a) violazione del principio di eguaglianza, nel senso di trattare in modo uguale situazione diverse.

L’ordinanza fa notare come l’art. 147 c.p.c., che impone che le notifiche siano fatte dalle ore 7 alle ore 21, fosse stato concepito per tutelare il diritto al riposo delle persone nel momento in cui si trovano nel proprio domicilio.

Ebbene, tale tutela non ha luogo di esistere per il domicilio “digitale”, ovverosia per la casella di posta elettronica. Invero, non si può impedire alle email di arrivare al server del destinatario, e dunque, il limite temporale non può trovare la medesima ratio pensata per la notifica a mezzo ufficiale. Come fa notare il Giudice remittente, “La Pec, una volta giunta al server dell’appellato, infatti, non può essere rifiutata e, quindi, la ricezione dell’e-mail può effettivamente avvenire in ogni momento, ad ogni ora del giorno e della notte, con il sostanziale raggiungimento del domicilio digitale del destinatario anche oltre il formale limite codicistico.

Sulla scorta di tale assunto, ritiene il Giudice milanese che la norma violi il principio di ragionevolezza e di eguaglianza.

b) Violazione del diritto di difesa del notificante ex art. 24 e 111 Costituzione

In secondo luogo, l’ordinanza dà atto che la norma de qua concretizza una compressione del diritto di difesa del notificante, che ha diritto alla pienezza di ogni singolo giorno, ivi compreso l’ultimo giorno utile. Il fatto che il difensore decida di utilizzare l’ultimo giorno per procedere alla notifica di un atto non può essere motivo di stigmatizzazione ermeneutica facendo decorrere il termine decadenziale alle ore 21,00, invece che a mezzanotte.

Peraltro, l’irragionevolezza di tale lettura la si può notare anche dal fatto che qualora la notifica telematica venisse espletata dopo le 21 di qualsiasi altro giorno, gli effetti pregiudizievoli di cui si tratta non si verificherebbero. Vi è dunque un’illogica disparità di trattamento tra la notifica post ore 21,00 effettuata l’ultimo giorno, rispetto a quella, sempre successiva alle 21,00, espletata tutti gli altri giorni.

Sulla scorta di tale argomentazioni, la Corte di Appello ha rimesso la questione di fronte alla Corte Costituzionale per violazione dell’art. 2, 24 e 111 Cost. dell’art. 16-septies d.l. 179/2012.

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