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Cassius Marcellus Coolidge, A Friend in Need, 1903.

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LEGITTIMO AFFIDAMENTO E CREDITO PER RICERCA E SVILUPPO

 

Cass., Sezione V, ordinanza, 28 marzo 2018, n. 7625

 

Con la sentenza in esame, la Corte Suprema di Cassazione si è occupata delle modifiche intervenute nel tempo in relazione ai crediti di imposta aventi ad oggetto le spese in materia di ricerca e sviluppo.

Con l’art. 1, commi da 280 a 283, della l. n. 296/2006, nel prevedere i crediti d’imposta per le attività di ricerca svolte negli anni dal 2007 al 2009, recava una copertura finanziaria.

E difatti, il comma 1361 dell’art. 1 della legge in discorso rimandava per la copertura, anche delle riduzioni di entrata, al prospetto allegato («Prospetto di copertura»), riportante, tra le altre, le voci (e gli importi) relativi a «Sviluppo e ricerca» e «Misure per lo sviluppo» (pagina 269).

La relazione tecnica sulla finanziaria 2007 aveva, poi, quantificato l’impatto dei credito d’imposta (pari a circa 2.008.000 Euro per gli anni dal 2007 al 2010), ipotizzando che la conseguente riduzione di gettito fiscale trovasse capienza, quanto all’anno in corso, nell’IRES e nell’IRAP dovute per l’esercizio (pagine 68 e 69).

La disciplina originaria non prevedeva un tetto massimo.

Una soglia è stata introdotta successivamente dall’art. 29 del d.l. n. 185/2008. Detta disposizione ha esteso a tutti i «crediti d’imposta vigenti alla data di entrata in vigore dei presente decreto», compresi quelli per attività di ricerca, la disciplina sui monitoraggio prevista dall’art. 5, commi i e 2, del dl. 138 dei 2002, alla cui stregua il riconoscimento dei crediti d’imposta è condizionato al non esaurimento dei relativi «stanziamenti di bilancio, delle autorizzazioni di spesa, ovvero delle previsioni di minori entrate» (così il citato art. 5, comma 1).

Ciò si rendeva necessario al fine di garantire la parità di trattamento tra i soggetti titolari dei medesimi e l’effettivo rispetto del principio costituzionale di copertura della spesa.

Secondo la Corte di Cassazione, non sussiste alcuna violazione del principio del legittimo affidamento per ciò che il valore del legittimo affidamento (art. 3 Cost.), non esclude che il legislatore possa assumere disposizioni che modifichino in senso sfavorevole agli interessati la disciplina di rapporti giuridici “anche se l’oggetto di questi sia costituito da diritti soggettivi perfetti”, ma esige che ciò avvenga alla condizione “che tali disposizioni non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l’affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica (sentenze n. 56 del 2015, n. 302 del 2010, n. 236 e n. 206 del 2009). Solo in presenza di posizioni giuridiche non adeguatamente consolidate, dunque, ovvero in seguito alla sopravvenienza di interessi pubblici che esigano interventi normativi diretti a incidere peggiorativamente su di esse, ma sempre nei limiti della proporzionalità dell’incisione rispetto agli obiettivi di interesse pubblico perseguiti, è consentito alla legge di intervenire in senso sfavorevole su assetti regolatori precedentemente definiti (ex plurimis , sentenza n. 56 del 2015)» (sentenza n. 216 del 2015; si vedano anche, tra le tante, le sentenze n. 160 e n. 103 del 2013, n. 416 del 1999).

 

BUONA PASQUA DAL PRESIDENTE DELLA SEZIONE DI DIRITTO TRIBUTARIO!!!!!

 

 

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