Determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo.

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Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 5 luglio 2018 sulla causa C-213/17 avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale presentata dal Tribunale dell’Aia, sede di Amsterdam.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 17, paragrafo 1, dell’articolo 18, paragrafo 2, dell’articolo 23, paragrafo 3, e dell’articolo 24 del regolamento (UE) n. 604/2013 (c.d. regolamento di Dublino III) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (GU 2013, L 180, pag. 31). Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra X, cittadino pakistano, e lo Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (Segretario di Stato alla Sicurezza e alla Giustizia, Paesi Bassi), in merito a decisioni di quest’ultimo che dispongono il trasferimento di X verso l’Italia, ingiungendogli di lasciare immediatamente i Paesi Bassi, e recanti rigetto della richiesta di permesso di soggiorno temporaneo che l’interessato aveva introdotto in forza del diritto di asilo.

Le questioni pregiudiziali sottoposte alla CGUE

• Con la sua prima questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 23, paragrafo 3, del regolamento Dublino III debba essere interpretato nel senso che lo Stato membro nel quale è stata presentata una nuova domanda di protezione internazionale è competente per l’esame di quest’ultima, qualora una richiesta di ripresa in carico non sia stata presentata da tale Stato membro entro i termini di cui all’articolo 23, paragrafo 2, di detto regolamento, mentre, da un lato, un altro Stato membro era competente per l’esame delle domande di protezione internazionale presentate in precedenza e, dall’altro, alla scadenza dei suddetti termini, il ricorso contro il rigetto di una di tali domande era pendente, dinanzi a un giudice di quest’ultimo Stato membro.

• Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 18, paragrafo 2, del regolamento Dublino III debba essere interpretato nel senso che la formulazione, da parte di uno Stato membro, di una richiesta di ripresa in carico di un cittadino di un paese terzo che si trovi senza permesso di soggiorno sul suo territorio imponga a tale Stato membro di sospendere l’esame di un ricorso proposto contro il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza e, poi, di porre fine a tale esame nel caso in cui lo Stato membro richiesto accetti detta richiesta.

• Con la sua terza questione, il giudice del rinvio chiede, in caso di risposta affermativa alla seconda questione, se la competenza per l’esame della domanda di protezione internazionale dell’attore non sia passata all’Italia, ma resti attribuita alle autorità dei Paesi Bassi, in quanto il convenuto non ha revocato o modificato la decisione dell’11 giugno 2014.

• Con la sua quarta questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 24, paragrafo 5, del regolamento Dublino III debba essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui al procedimento principale, uno Stato membro che formuli una richiesta di ripresa in carico sul fondamento dell’articolo 24 di tale regolamento, a seguito della scadenza, nello Stato membro richiesto, dei termini previsti dall’articolo 23, paragrafo 2, di detto regolamento, sia tenuto ad informare le autorità di quest’ultimo Stato membro che un ricorso avverso il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza è pendente dinanzi ad un giudice dello Stato membro richiedente.

• Con la sua quinta questione, il giudice del rinvio chiede, in caso di risposta affermativa alla quarta questione, se siffatta violazione consenta di concludere che, pertanto, la competenza per l’esame della domanda di protezione internazionale dell’attore non si sia trasferita all’Italia, ma resti attribuita alle autorità dei Paesi Bassi.

• Con la sua sesta questione, il giudice del rinvio chiede, qualora la competenza non sia rimasta alle autorità dei Paesi Bassi, se, a causa del trasferimento dell’attore ai Paesi Bassi da parte dell’Italia nell’ambito del procedimento penale a suo carico, tali autorità, in forza dell’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento Dublino [III] e in deroga all’articolo 3, paragrafo 1, del medesimo regolamento, fossero tenute a esaminare la domanda di protezione internazionale presentata dall’attore in Italia e di conseguenza non potessero ragionevolmente avvalersi della facoltà, prevista all’articolo 24, paragrafo 1, del regolamento Dublino [III], di chiedere la ripresa in carico dell’attore alle autorità italiane.

L’interpretazione fornita dalla CGUE.

La corte ha ritenuto di rispondere soltanto ad alcune delle questioni pregiudiziali sottoposte dal giudice del rinvio ritenendo assorbite le altre.

Secondo la Corte, l’articolo 23, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, deve essere interpretato nel senso che lo Stato membro nel quale sia stata presentata una nuova domanda di protezione internazionale è competente per l’esame di quest’ultima, qualora una richiesta di ripresa in carico non sia stata formulata da detto Stato membro entro i termini di cui all’articolo 23, paragrafo 2, di tale regolamento, pur se, da un lato, un altro Stato membro era competente per l’esame di domande di protezione internazionale presentate in precedenza e, dall’altro, alla scadenza dei suddetti termini era pendente dinanzi a un giudice di quest’ultimo Stato membro il ricorso proposto contro il rigetto di una di dette domande.

Per quanto riguarda la seconda questione, la Corte ha ritenuto che l’articolo 18, paragrafo 2, del regolamento n. 604/2013 deve essere interpretato nel senso che la formulazione, da parte di uno Stato membro, di una richiesta di ripresa in carico di un cittadino di un paese terzo che si trovi senza permesso di soggiorno sul suo territorio non impone a tale Stato membro di sospendere l’esame di un ricorso proposto contro il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza e, poi, di porre fine a tale esame nel caso in cui lo Stato membro richiesto accetti detta richiesta.

Per quanto riguarda la quarta questione pregiudiziale, l’articolo 24, paragrafo 5, del regolamento n. 604/2013 deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui al procedimento principale, uno Stato membro che formuli una richiesta di ripresa in carico sul fondamento dell’articolo 24 di tale regolamento, a seguito della scadenza, nello Stato membro richiesto, dei termini previsti dall’articolo 23, paragrafo 2, di detto regolamento, non è tenuto ad informare le autorità di quest’ultimo Stato membro del fatto che è pendente dinanzi ad un giudice dello Stato membro richiedente un ricorso proposto avverso il rigetto di una domanda di protezione internazionale presentata in precedenza.

Sull’ultima questione pregiudiziale, invece, secondo la Corte l’articolo 17, paragrafo 1, e l’articolo 24 del regolamento n. 604/2013 devono essere interpretati nel senso che, in una situazione come quella di cui al procedimento principale alla data della decisione di trasferimento, in cui un richiedente la protezione internazionale sia stato consegnato da un primo Stato membro ad un secondo Stato membro in esecuzione di un mandato d’arresto europeo e si trovi sul territorio di quest’ultimo senza avervi presentato una nuova domanda di protezione internazionale, tale secondo Stato membro può chiedere al primo Stato membro di riprendere in carico il suddetto richiedente e non è tenuto a decidere di esaminare la domanda presentata da quest’ultimo.

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