ALLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'U.E. IL "DOPPIO BINARIO" SANZIONATORIO PER I REATI FINANZIARI

Cass. civ., sez. trib., ord. 20 settembre 2016 (dep. 13 ottobre 2016), n. 20675/16

Con il provvedimento in esame la Suprema Corte – si badi bene, la Sezione tributaria della Cassazione civile – opera un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’U.E., sottoponendo al Giudice europeo due quesiti con riferimento al sistema di sanzioni penali e amministrative (c.d. “doppio binario”) previsto nel nostro ordinamento in materia di reati finanziari. In particolare, la vicenda verte sull'accertamento dell’illecito amministrativo di manipolazione del mercato di cui all’art. 187-ter T.U.F.

 

Gli ermellini domandano alla C.G.U.E.:

«a) se la previsione dell'art. 50 CDFUE (Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, n.d.r.), interpretata alla luce dell'art. 4 prot. n. 7 CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, n.d.r.) e della relativa giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo, osti alla possibilità di celebrare un procedimento amministrativo avente ad oggetto un fatto per cui il medesimo soggetto abbia riportato condanna penale irrevocabile»;

«b) se il giudice nazionale possa applicare direttamente i principi unionali in relazione al principio del "ne bis in idem", in base all'art. 50 CDFUE, interpretato alla luce dell'art. 4 prot. n. 7 CEDU, della relativa giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo e della normativa nazionale».

 

In buona sostanza, i quesiti rivolti alla Corte di Lussemburgo sono orientati a chiarire:

a) se la garanzia prevista all’art. 50 CDFUE abbia il medesimo contenuto di quella di cui all’art. 4 Prot. 7 CEDU ed operi senza distinzioni nel procedimento amministrativo e nel procedimento penale;

b) se il menzionato art. 50 sia direttamente applicabile da parte del giudice comune, con conseguente suo dovere di chiudere anticipatamente con una pronuncia di rito – pur in assenza di alcuna norma nazionale che gli conferisca un tale potere – il procedimento sanzionatorio ancora pendente.

 

Vale la pena ricordare la lettura che la Corte EDU ha fornito per l’art. 4 Prot. 7 CEDU, che proclama il diritto al ne bis in idem. Segnatamente, nell'ormai celebre sentenza Grande Stevens c. Italia la Corte di Strasburgo ha statuito che le sanzioni irrogate dalla CONSOB, benché qualificate come “amministrative” dall’ordinamento italiano, debbano considerarsi “sostanzialmente penali” ai fini delle garanzie che la CEDU e i suoi protocolli prevedono nella materia penale, tra le quali rientra anche il diritto al ne bis in idem. Cosicché, osta alla celebrazione o comunque alla prosecuzione del processo penale la previa conclusione del procedimento orientato all’applicazione delle summenzionate sanzioni “amministrative”.

 

Si noti, peraltro, come nel caso sottoposto al vaglio della Cassazione la situazione sia rovesciata rispetto a quella esaminata in Grande Stevens c. Italia: e invero, nella vicenda adesso all'esame della C.G.U.E. i ricorrenti sono già stati sanzionati in via definitiva in sede penale, per effetto di una sentenza di patteggiamento, e lamentano la violazione del diritto al ne bis in idem per il fatto di essere ancora sottoposti a un procedimento di opposizione alle sanzioni irrogate nei loro confronti dalla CONSOB.

---