La Corte di Giustizia sulla questione del recupero degli aiuti di Stato illegittimamente concessi

---
---

La Corte di giustizia dell'UE ha parzialmente annullato la sentenza in cui il Tribunale dell’Unione europea, nel 2016, aveva respinto il ricorso proposto da due operatori contro la decisione della Commissione di non ordinare il recupero di aiuti di Stato concessi dall'Italia, sotto forma di esenzione dall'ICI, a enti non commerciali (come istituzioni ecclesiastiche o religiose) svolgenti determinate attività (come attività di istruzione o di alloggio).
Nella decisione impugnata la Commissione aveva riconosciuto "l'impossibilità assoluta" per l'Italia di recuperare gli aiuti concessi illegittimamente in ragione dell'impossibilità di ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti avvalendosi delle banche dati catastali e fiscali italiane, motivo per cui non aveva ordinato allo Stato di procedere in tal senso.
La CGUE, dopo aver dichiarato ricevibili i ricorsi proposti dai due operatori (concorrenti di beneficiari della suddetta tipologia di aiuti di Stato) ha evidenziato che la Commissione non avrebbe potuto limitarsi a rilevare l'impossibilità di ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti attraverso le banche dati catastali e fiscali italiane, ma avrebbe dovuto vagliare "l’esistenza di soluzioni alternative che consentissero un recupero, anche solo parziale, degli aiuti in questione".

 Nell'occasione la Corte ha stabilito il principio di diritto secondo cui i concorrenti dei beneficiari di aiuti di Stato, direttamente interessati, hanno il diritto di rivolgersi ai giudici dell’Unione per chiedere l’annullamento di una simile decisione.

Con la sentenza in commento la Corte di giustizia ha esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità – sulla base dell’articolo 263 TFUE – dei ricorsi diretti proposti dai concorrenti di beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro una decisione della Commissione la quale dichiari che il regime nazionale considerato non costituisce un aiuto di Stato e che gli aiuti concessi in base a un regime illegale non possono essere recuperati.

La Corte cioè ha affermato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità. Se è pur vero che la Commissione non può imporre il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto dell’Unione, come quello secondo cui «ad impossibilia nemo tenetur», tuttavia, la Corte ha sottolineato che un recupero di aiuti illegali può essere considerato, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare unicamente quando la Commissione accerti, dopo un esame minuzioso, che sono soddisfatte due condizioni,vale a dire, da un lato, l’esistenza delle difficoltà addotte dallo Stato membro interessato e, dall’altro, l’assenza di modalità alternative di recupero. Nel caso di specie, quindi, la Commissione non poteva riscontrare l’impossibilità assoluta di recuperare gli aiuti illegali limitandosi a rilevare che era impossibile ottenere le informazioni necessarie per il recupero di tali aiuti attraverso le banche dati catastali e fiscali italiane, ma avrebbe dovuto anche esaminare se esistessero modalità alternative che consentissero un recupero, anche solo parziale, di tali aiuti. In mancanza di un’analisi siffatta, la Commissione non ha dimostrato l’impossibilità assoluta di recupero dell’ICI.

Per tale ragione, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale nella parte in cui esso ha convalidato la decisione della Commissione di non ordinare il recupero dell’aiuto illegale concesso con l’esenzione dall’ICI e ha annullato, di conseguenza, la decisione della Commissione.

La Corte ha ritenuto, inoltre, che il Tribunale non abbia commesso errori di diritto dichiarando che l’esenzione dall’IMU, che non si estendeva ai servizi didattici forniti dietro remunerazione, non si applicava ad attività economiche e non poteva pertanto essere considerata un aiuto di Stato. A tale riguardo, la Corte ha richiamato la propria giurisprudenza secondo cui le esenzioni fiscali in materia immobiliare possono costituire aiuti di Stato vietati se e nei limiti in cui le le esenzioni fiscali in materia immobiliare possono costituire aiuti di Stato vietati se e nei limiti in cui le attività svolte nei locali in questione siano attività economiche.

---