LA PARTECIPAZIONE DI UN SOGGETO SOTTOPOSTO A SORVEGLIANZA SPECIALE A UNA MANIFESTAZIONE SPORTIVA IN LUOGO APERTO AL PUBBLICO.

RIMESSA LA QUESTIONE ALLE SEZIONI UNITE

Cassazione Penale, Sez. I, Ordinanza, 17 gennaio 2019 (ud. 19 dicembre 2018), n. 2124
Pres. Bonito, Rel. Magi.

Con la summenzionata ordinanza la Prima Sezione della Corte di Cassazione rimette alle Sezioni Unite la soluzione della questione “se, ed in quali limiti la partecipazione del soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ad una manifestazione sportiva tenuta in luogo aperto al pubblico risulti fatto punibile, in riferimento al reato di violazione delle prescrizioni imposte al sorvegliato speciale di cui agli artt. 8 e 75 Cod.Ant.”

La vicenda trae origine da una sentenza di condanna del Tribunale di Trani, nei confronti di due imputati in relazione al reato di cui all'art. 75, comma 2, D.lgs. 159/2011, per la violazione di prescrizioni derivanti dall'avvenuta sottoposizione - di entrambi - alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (con obbligo di soggiorno).

In particolare, la condotta dei medesimi consisteva nel prendere parte, come pubblico, ad un torneo di tennis e nella frequentazione di altri individui sottoposti a misure di prevenzione, così violando la prescrizione di cui all'art. 8, comma 4, D.lgs 159/2011 (che impone a colui che viene sottoposto a misura di sicurezza antimafia di vivere onestamente, rispettare le leggi, non associarsi abitualmente a persone che hanno subito condanne o sono sottoposte a misure di sicurezza, non partecipare a pubbliche riunioni, ecc.).

La decisione di secondo grado confermava la sentenza del Tribunale e rigettava le doglianze proposte da entrambi gli imputati mediante l'appello. Più specificamente, quanto alla compresenza dei due imputati all'interno del luogo ove si svolgeva la manifestazione sportiva, la decisione di secondo grado fa riferimento alla “costante giurisprudenza della Suprema Corte” tesa ad affermare che “il divieto di partecipare a pubbliche riunioni” va inteso nel senso di non prendere parte a qualsiasi riunione di più persone in luogo pubblico o aperto al pubblico, al quale abbiano facoltà di accesso un numero indeterminato di persone, indipendentemente dal motivo della riunione.

Quanto al divieto di frequentazione con soggetti pregiudicati, si riteneva comunque abituale la condotta.

Avverso la decisione della Corte di Appello di Bari è proposto ricorso in Cassazione. Il principale motivo di ricorso attiene alla punibilità della partecipazione del sorvegliato speciale alla  manifestazione sportiva in questione, in virtù della prospettata assenza di “pericolosità” di simile contesto (un incontro di tennis), rispetto ad altri (ad es. le partite di calcio, ove l'animosità ed il maggior numero di partecipanti rendono concreto il rischio di disordini).

La Prima Sezione della Suprema Corte considera di dover rimettere la questione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, rilevando come, in suddetta materia, vi siano più orientamenti discordanti.

Una prima pronuncia (Cass. 9.4.2018, n. 31322) ha ritenuto che il rinvio espresso nella disposizione di cui all'art. 75 Cod. Ant. alle prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale è da intendersi come riempitivo del precetto e non possa ricomprendere il divieto di partecipare a pubbliche riunioni, in virtù della ritenuta indeterminatezza della nozione di “pubblica riunione”.

Tale orientamento è, peraltro, il precipitato logico scaturito dalla oramai nota sentenza De Tommaso vs. Italia, mediante la quale la Corte Edu ha censurato la legge italiana regolatrice delle misure di prevenzione personali per cd. pericolosità generica. Si assume, difatti, una violazione dei contenuti dell'art. 2 Prot. 4 Conv. Edu (in tema di libertà di circolazione) per deficit di prevedibilità causato dalla eccessiva elasticità descrittiva dei presupposti applicativi delle misure. In tale ambito (oltre ad evidenziare la indeterminatezza della prescrizione generica del dovere di rispettare le leggi) si è anche osservato che la prescrizione del divieto di partecipare a pubbliche riunioni è espressa - nella legge regolatrice - senza alcun limite temporale o spaziale, con eccesso di discrezionalità del giudice in sede applicativa.

Lo sviamento del principio di legalità, rectius di tassatività della legge penale, consiste nella difficoltà di determinare ex ante la nozione di pubblica riunione, assioma dalle molteplici sfumature e declinazioni.

 Altra sentenza (Cass. 8.5.2018 n. 28261), invece, ha ritenuto - in un caso di avvenuta partecipazione del sorvegliato speciale ad una seduta di un consiglio comunale - punibile la condotta, ai sensi dell'art. 75 co.2, Cod. Ant., per violazione del divieto di partecipare a pubbliche riunioni, giungendo a conclusioni opposte rispetto a quelle suesposte, pur tenendo presente l'orientamento della Corte EDU.

Il divieto di cui all'art. 8 Cod. Ant. va inteso nel senso di non prendere parte a qualsiasi riunione di più persone in luogo pubblico o aperto al pubblico, al quale abbiano facoltà di accesso un numero indeterminato di persone, indipendentemente dal motivo della riunione. Il concetto di “riunione” non deve essere inteso in senso formale, bensì sostanziale e relazionale, dovendo ricomprendere qualunque occasione di ritrovo, anche informale, in luogo pubblico o aperto al pubblico.

 Ebbene, la Prima Sezione, ravvisate esigenze di nomofilachia, valuta necessario sollecitare la composizione del conflitto nei modi procedurali previsti dall'art. 618 c.p.p.

 FOCUS:

Con riferimento alla partecipazione alle pubbliche riunioni, sebbene il caso De Tommaso non se ne occupi espressamente, la Corte EDU lancia un monito al nostro ordinamento nazionale.

Ci si chiede che cosa significhi partecipare alle pubbliche riunioni in quanto nostro Codice Antimafia non è univoco questo concetto.

 La sentenza De Tommaso è molto ampia sul punto e afferma che “al fine di applicare la misura di prevenzione per pubblica riunione si intende qualsiasi evento a cui partecipano più persone”. Proprio questa moltitudine rende più difficile l'eventuale identificazione di violazioni commesse in questi luoghi.

 Nondimeno, vi sono orientamenti giurisprudenziali nazionali, come quelli menzionati dall'ordinanza di rimessione 2124/2019, che tacciano di eccessiva vaghezza l'espressione “partecipazione a pubbliche riunioni”. Da questo punto di vista, il precetto penale di cui all'art. 8, comma 4, Cod. Ant., che punisce con una pena chi viola le prescrizioni accessorie summenzionate, è indeterminato e generico e la sua violazione non può generare responsabilità penale.

 Si pone poi il problema del metodo per adeguarsi alla CEDU. Sul punto, le Sezioni Unite nella sentenza Paternò hanno affermato che il rimedio consiste nell'interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente orientata e cioè un'interpretatio abrogans: quando il legislatore punisce il sorvegliato speciale che viola le prescrizioni accessorie si deve ritenere che, in un'ottica costituzionalmente orientata, siano rilevanti soltanto le prescrizioni puntuali e determinate e non quelle che fanno generico riferimento a “vivere onestamente e rispettare le leggi” o alla “partecipazione di pubbliche riunioni”.

Tuttavia, come ha avuto modo di sottolineare parte della giurisprudenza e della dottrina, il problema dell'interpretatio abrogans è quello per cui, essendo interpretazione, non incide sui giudicati: il mutamento interpretativo e la svolta sull'interpretazione del diritto vivente, come anche la stessa Corte Costituzionale ci ha detto, non tocca il giudicato. Il condannato con sentenza passata in giudicato perché non ha osservato la legge o vissuto onestamente o perché ha partecipato a pubbliche riunioni non può beneficiare della rimozione del giudicato. L'unico modo per abbattere il giudicato è sollevare la questione di incostituzionalità.

 Questa è la ragione per la quale, anche dopo le S.U. Paternò, le sezioni semplici della Cassazione (Seconda Sezione, ord. 11 ottobre 2017, n. 49194, Pres. De Crescienzo, Est. Recchione, Imp. Sorresso), pur convenendo sull'eccessiva indeterminatezza dell'art. 8, comma 4 Cod. Ant., hanno ritenuto che il rimedio dell'interpretatio abrogans creasse una disparità di trattamento tra chi deve essere giudicato e chi ancora deve essere giudicato, rimettendo la questione alla Corte Costituzionale.

 Articoli di approfondimento:

–      F. Viganò, Ancora sull’indeterminatezza delle prescrizioni inerenti alle misure di prevenzione: la seconda sezione della cassazione chiama in causa la corte costituzionale, Diritto Penale Contemporaneo (fasc. 10/2017);

–      Giuseppe Amarelli, Ulteriormente ridotta la tipicità del delitto di violazione degli obblighi inerenti alla misura di prevenzione: per la Cassazione anche il divieto di partecipare a pubbliche riunioni contrasta con il principio di determinatezza, Diritto Penale Contemporaneo (fasc. 7-8/2018).

Si ringrazia il Socio Riccardo Tuzzi per il contributo alla presente Newsletter