RESPONSABILITÀ COLPOSA PER IL DIRETTORE DI GIORNALE CHE NON ESERCITA IL CONTROLLO SUL CONTENUTO DEL PERIODICO ONLINE

LA CONFERMA DELLA GIURISPRUDENZA

Cass. Pen., Sez. V, Sentenza 11/01/2019, n.1275, Pres. Pistorelli, Rel. Amatore

La summenzionata sentenza mette fine al procedimento penale a carico del direttore di una testata giornalistica telematica e di un articolista della medesima.

 Il primo era stato condannato – con sentenza del Tribunale di Roma, emessa in data 16/05/2014 - per il reato di cui all’art. 57 c.p. che, come è noto, configura una responsabilità a titolo di colpa in capo al direttore o al vice direttore che ometta di esercitare il controllo sul contenuto del periodico da lui diretto necessario ad evitare che con la pubblicazione vengano commessi reati; il secondo era stato condannato per il reato di diffamazione aggravato per aver commesso il fatto col mezzo della stampa.

 La sentenza della Corte di Appello di Roma modificava parzialmente la decisione di primo grado, dichiarando di non doversi procedere a carico degli imputati per l’intervenuta prescrizione dei reati ad essi ascritti, confermandone però gli effetti civili.

 Contro la predetta sentenza propongono ricorso per Cassazione i difensori degli imputati.

 Il motivo principale del ricorso attiene alla impossibilità di applicare l'art. 57  c.p. ai direttori di testate giornalistiche telematiche. Rigettandolo, la Corte decide di allinearsi alla giurisprudenza più recente sul tema, richiamando Cass. Pen. Sez. V Sent. 19/02/2018, n.16751 e Cass. Sez. U. Pen. 29 gennaio – 17 luglio 2015, n.31022.

Nella prima sentenza citata si ritiene applicabile, in materia di diffamazione, l’art. 57 c.p. al direttore di una testata giornalistica telematica ma non anche all’amministratore di un sito internet di altro tipo (blog, forum, social network). Questo perché non può ravvisarsi nella figura di detto amministratore una posizione di garanzia assimilabile a quella del direttore (o vice direttore) di una testata giornalistica, ancorché telematica. Secondo i giudici bisogna tenere distinta l’area dell’informazione di tipo professionale, veicolata per il tramite di una testata on line, dall’eterogeneo ambito di diffusione di notizie ed informazioni da parte di singoli soggetti in modo spontaneo. In assenza di norme specifiche, l’amministratore di un sito internet diverso da quello di una testata on line  potrà rispondere del reato di diffamazione in base alle regole comuni o perché autore della stessa o quale concorrente dell’autore materiale.

 La seconda sentenza, di carattere generale, e dalla quale la Sezione V trae maggiormente ispirazione riportandone più passaggi, ritiene equiparabile – in materia di sequestro- il giornale telematico a quello tradizionale in forma cartacea con la conseguenza che anche il primo rientra nella nozione di “stampa” di cui all’art. 1 L.47/1948. Secondo le Sezione Unite, infatti, aderire alla soluzione opposta (Cass., Sez. V, n.35511 del 16/07/2010) comporterebbe una irragionevole disparità di trattamento dell’informazione giornalistica veicolata su carta rispetto a quella diffusa in rete, in evidente violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Carta Fondamentale. Questo perché la testata telematica è organizzata come un vero e proprio giornale tradizionale, avendo una propria organizzazione redazionale e un direttore responsabile (che spesso coincide con quello della pubblicazione cartacea) . Per evitare un simile inconveniente, la Corte suggerisce di adottare una interpretazione evolutiva al passo con i nuovi sviluppo della tecnologia che non esorbiti dal campo di significanza dell’art. 1 “legge sulla stampa”. Per far ciò, ha ritenuto che da detto articolo si possano individuare due significati della nozione di “stampa”.

Il primo, di tipo tecnico, è offerto espressamente dallo stesso art. 1 che definisce “stampa” le riproduzioni tipografiche o comunque ottenuti mediante mezzi fisico-chimici. Il secondo – figurato-  indica i giornali in ogni loro forma di diffusione. In base a ciò, rientra nella nozione di stampa ogni prodotto editoriale che presenta i requisiti strutturali e teleologici propri di un giornale. La struttura di questo è costituita dall’essere contraddistinto da una “testata” e dalla periodicità della pubblicazione (quotidiano, settimanale, periodico). La finalità, dall’essere, quella giornalistica, una attività che ha come scopo la raccolta, il commento e l’analisi critica di notizie legate all’attualità e destinate alla diffusione al pubblico.

Il fatto che la legge sulla stampa faccia riferimento a particolari modalità di riproduzione (quella tipografica e quella ottenuta con mezzi fisico-chimici) è legato al più arretrato grado di avanzamento delle tecnologie esistente all’epoca di entrata in vigore della legge 47 rispetto ad oggi, e ciò non impedisce di ampliare la nozione di “stampa” senza esorbitare nel campo di una  interpretazione analogica, vietata nel diritto penale.

Inoltre, l’interpretazione condivisa dalla Corte - storico evolutiva e costituzionalmente orientata - consente di far rientrare nel concetto di stampa non solo il giornale telematico, ma anche il giornale radio e il telegiornale che non sono altro che la riproduzione di notizie fatta mediante la parola, il primo, e mediante la parola legata all’immagine, il secondo.

 A supporto di tale conclusione non ci sono, secondo le Sezioni Unite, solo le argomentazioni da essa offerte ma anche dati normativi positivi. Nel corso degli anni ci sono stati interventi che dimostrano il superamento dello stretto legame fra informazione professionale e giornale cartaceo, ponendo in secondo piano il requisito della “fisicità” del giornale e polarizzando l’attenzione sulla finalità informativa dell’attività giornalistica.

La legge n.223/1990 (oggi d.lgs. 177/2005) ha esteso alle emittenti televisive e radiofoniche l’obbligo di registrazione delle rispettive testate giornalistiche e radiofoniche e quello di rettifica.

La legge n.249/1997 (legge Meccanico) prevede l’iscrizione nel Registro degli operatori della comunicazione (ROC) da essa stessa istituito, di tutti gli operatori della comunicazione, fra cui anche i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale.

La legge n.388/2000 (Finanziaria per il 2001) equipara per la prima volta in modo esplicito, ai fini dei finanziamenti previsti per le imprese editrici, la stampa tradizionale a quella telematica.

Ebbene, in base a quanto esposto, i giudici della Quinta Sezione Penale, con sent. 11/01/2019, n.1275  hanno ritenuto applicabile l’art. 57 in capo al direttore di una testata giornalistica telematica, rigettando il ricorso proposto dai difensori degli imputati e rafforzando la giurisprudenza precedente sul tema.

Si ringrazia il Socio Federico Valente per il contributo alla presente Newsletter