Arrivano le prime sentenze sul rito c.d. super speciale o super accelerato appalti, dopo l’abrogazione da parte del DL 32/2019 (Sblocca-cantieri).

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L’art.1, comma 4, del D.L. 18 aprile 2019, n.32 entrato in vigore il 19 aprile 2019, altrimenti noto come decreto “sblocca-cantieri” ha abrogato il rito “super speciale” introdotto dall’art. 204 del D.lgs. n. 50/2016, residuando così, all’attualità, soltanto il rito “speciale” appalti, introdotto con l’entrata in vigore del codice del processo amministrativo (D.lgs. 2 luglio 2010, n. 104).

Sostanzialmente, l’abrogata disposizione prevedeva l’impugnativa immediata di tutti quei provvedimenti con i quali l’Amministrazione appaltante determinava le esclusioni o le ammissioni alla procedura selettiva.

La ratio giuridica consisteva, evidentemente, nel comporre tutte le controversie relative alla partecipazione o all'esclusione dalla procedura selettiva vera e propria, ossia in un momento anteriore alla fase della valutazione in concreto delle offerte ed in maniera rapida e definitiva.

Tutto questo ha determinato la criticata conseguenza che l’operatore economico, qualora non fosse risultato aggiudicatario al termine della fase della valutazione delle offerte, non avrebbe avuto la possibilità di far valere gli eventuali vizi dell’ammissione del concorrente impugnando il provvedimento di aggiudicazione.

La norma, dopo soli due anni, è stata abrogata.

Sennonché, l’art. 1, comma 5, del D.L. n.32/19, con una dicitura  ben poco “giuridica” stabilisce che “le disposizioni di cui al comma 4 si applicano ai processi iniziati dopo la data di entrata in vigore del presente decreto”, avendo il legislatore assunto quale riferimento temporale non già la pubblicazione del bando di gara o la spedizione dell’invito, ovverosia, secondo i consueti criteri adottati allo scopo nella materia, il momento dell’avvio della procedura di affidamento, bensì l’inizio del processo.

Inutile dire che la formulazione sopra indicata ha destato perplessità in dottrina. Ci si è subito chiesti, infatti, se con “inizio del processo” si  intendesse la fase processuale pura, avente inizio con il deposito del ricorso e l’incardimento del giudizio avanti al TAR competente, oppure se l’avvio del processo dovesse essere considerato nel momento della notifica del ricorso all’amministrazione resistente ed al controinteressato.

Sul punto, si è  espresso il Tar Calabria Reggio Calabria, 13 maggio 2019, n. 324, rilevando che, in virtù di un canone interpretativo ispirato a fondamentali esigenze di effettività della tutela giurisdizionale ma anche di ordine logico-sistematico, per processi “iniziati dopo la data di entrata in vigore del presente decreto” debbano intendersi, nell’ottica di chi agisce in giudizio ovvero di chi lo ha “iniziato”, quelli in cui il ricorso introduttivo venga notificato (e non depositato) dopo il 19 aprile 2019. A prescindere dal momento in cui nel processo amministrativo si determina la litispendenza (notificazione del ricorso o il suo deposito), rilevano, ai limitati fini della norma transitoria e nell’ambito della disciplina speciale del rito appalti, gli effetti sostanziali e processuali scaturenti dalla notifica del ricorso introduttivo quali, ad esempio, la definitività della scelta del rito (in questo senso, si deve ammettere che la notifica del ricorso, in quanto atto iniziale perfezionatosi in epoca antecedente alla novella e regolato dalla norma in vigore al tempo del suo compimento, possa ultrattivamente propagare i suoi effetti oltre il termine della sua efficacia, condizionando il successivo sviluppo del processo).

Diversamente intendendo la disposizione transitoria, e cioè associando all’atto della notifica effetti processuali ed extraprocessuali che esso non aveva in base alla legge del tempo in cui è stato posto in essere, si finirebbe per giustificare un’applicazione retroattiva della nuova normativa processuale a partire dalla data di notifica del ricorso che la lettera stessa della legge transitoria (“…processi iniziati dopo la data di entrata in vigore del presente decreto”) sembra così ragionevolmente escludere;

Peraltro, rileva il Tar Calabria, in materia di appalti pubblici il momento della notifica del ricorso introduttivo, più che quello del suo deposito, risponde espressamente ad irrinunciabili esigenze di certezza sostanziale e speditezza procedimentale.

Si pensi alla regola dello stand still “processuale”: ai sensi dell’art.32, comma 11, del D.Lgs. n.50/16 è dal momento della notifica del ricorso che scatta il divieto per la stazione appaltante di stipulare il contratto di appalto in pendenza di un ricorso giurisdizionale proposto avverso l’aggiudicazione definitiva (“Se è proposto ricorso avverso l’aggiudicazione con contestuale domanda cautelare, il contratto non può essere stipulato, dal momento della notificazione dell’istanza cautelare alla stazione appaltante e per i successivi venti giorni”) con inevitabili ripercussioni sulle posizioni sostanziali delle parti in conflitto.

Pertanto, secondo le prime pronunce giurisprudenziali, il rito super accelerato resta in vigore soltanto per quei procedimenti i cui ricorsi introduttivi sono stati notificato dopo il 19 aprile 2019.