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GIURISPRUDENZA

Cassazione Civile, Sez. I, 22 maggio 2019, n. 13845 

In tema di recesso dalla società di capitali, l’espressione “diritti di partecipazione” di cui all’art. 2437, lett. g), cod. civ., per quanto nell’ambito di una interpretazione restrittiva della norma tesa a non incrementare a dismisura le cause legittimanti l’exit, comprende in ogni caso i diritti patrimoniali implicati dal diritto di partecipazione, e tra questi quello afferente la percentuale dell’utile distribuibile in base allo statuto; ne consegue che la modifica di una clausola statutaria direttamente attinente alla distribuzione dell’utile, che influenzi in negativo i diritti patrimoniali dei soci prevedendo l’abbattimento della percentuale ammissibile di distribuzione dell’utile di esercizio in considerazione dell’aumento della percentuale da destinare a riserva, giustifica il diritto di recesso dei soci di minoranza.

Cassazione Civile, Sez. I, 15 maggio 2019, n. 12994

Per la prima volta la Suprema Corte prende espressamente posizione sul dibattuto tema dell’applicabilità della disciplina dettata dall’art. 2467 c.c. prima e al di fuori del concorso formale tra i creditori (procedure concorsuali o liquidazione volontaria), accogliendo la soluzione affermativa. E così affermando il principio secondo cui la postergazione disposta dall’art. 2467 c.c. opera già durante societate, determinando una temporanea inesigibilità ex lege del credito al rimborso pur contrattualmente “scaduto”, inesigibilità che perdura sino a quando la società resta nella situazione di squilibrio prevista dal secondo comma della disposizione.

Permanendo lo squilibrio, la società, e per essa gli amministratori, deve dunque respingere la richiesta di rimborso del finanziamento proveniente dal socio. Prima ancora, è dovere dell’organo amministrativo adottare un assetto organizzativo, amministrativo e contabile idoneo a testare la salute patrimoniale-finanziaria in pendenza di una richiesta di rimborso di un finanziamento soci, e a valutare di conseguenza se “eccepire” o meno la postergazione già in sede stragiudiziale.

Muovendo alla dimensione giudiziale, la Suprema Corte precisa che la sussistenza dello squilibrio di cui al secondo comma dell’art. 2467 c.c. è materia di un’eccezione in senso lato, rilevabile d’ufficio dal giudice sempre che risulti ex actis.

Inoltre, chiarisce che il giudice deve valutare la persistenza del predetto squilibrio al momento della decisione; pertanto, se in corso la società recupera l’equilibrio patrimoniale-finanziario, la richiesta di rimborso del socio deve essere accolta.