---
---

Direttiva UE 2019/1158: equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza.

 

Il 12 luglio 2019  è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva Ue 2019/1158 del Parlamento Europeo, relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza.

La direttiva stabilisce infatti una serie di prescrizioni minime volte a conseguire la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro ed il trattamento sul lavoro, agevolando la conciliazione tra lavoro e vita familiare per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza.

A tal fine, la citata direttiva introduce una serie di diritti individuali relativi al congedo di paternità, al congedo parentale, al congedo per i prestatori di assistenza ed alle modalità di lavoro flessibili per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza, riportando nuove prescrizioni minime riguardanti la parità uomo donna sul lavoro ed in merito alla conciliazione vita lavoro in caso di genitorialità o assistenza. 

La direttiva, in vigore ad agosto 2019, dovrà essere recepita dagli Stai membri entro il 2 agosto 2022 (entro il 2 agosto 2024 per quanto riguarda, invece, le misure riguardanti la retribuzione o l’indennità corrispondente alle ultime due settimane del congedo parentale).

 

Scendendo maggiormente nel dettaglio, per espressa previsione di cui all’art. 1, il provvedimento europeo “dispone diritti individuali relativi:

a) al congedo di paternità, al congedo parentale e al congedo per i prestatori di assistenza;

b) a modalità di lavoro flessibili per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza.”

 

In particolare.

-          Quanto al congedo di paternità, l’art. 4 dispone che il padre (o un secondo genitore nel caso sia riconosciuto dal diritto nazionale) abbia diritto ad un congedo pari a dieci giorni lavorativi, da fruire in occasione della nascita di un figlio, precisando come tale diritto non possa essere subordinato dagli Stati membri ad una determinata anzianità lavorativa o di servizio e debba essere concesso a prescindere dallo stato civile o di famiglia del lavoratore;

-          Quanto al congedo parentale, il successivo art. 5 precisa che esso debba essere riconosciuto per un periodo di quattro mesi e debba essere fruito entro gli otto anni di vita del bambino, con la precisazione di un congruo periodo di preavviso che il lavoratore deve dare al datore e della possibilità, riconosciuta agli Stati membri, di subordinare la concessione del diritto al congedo parentale ad una determinata anzianità lavorativa o di servizio (comunque non superiore ad un anno);

-          Circa, invece, il congedo per i prestatori di assistenza, l’art. 6 riconosce un congedo pari a cinque giorni lavorativi all’anno, che potrà essere subordinato ad un’adeguata attestazione in conformità con il diritto o le prassi nazionali.

La direttiva, invero, pone ulteriori precisazioni in tema di diritti individuali in materia di congedo di paternità, parentale e per i prestatori di assistenza. Nello specifico:

- l’art. 7 sancisce il diritto di “assentarsi dal lavoro per cause di forza maggiore derivanti da ragioni familiari urgenti in caso di malattie o infortuni che ne rendano indispensabile l’immediata presenza”, con facoltà tuttavia per gli Stati membri di limitare tale diritto a un periodo determinato per anno o per evento, o per entrambi;

- in tema di retribuzione o indennità, dopo aver posto una serie di prescrizioni generali, l’art. 8 precisa con riferimento al congedo di paternità, che la retribuzione o l’indennità debbano garantire un reddito almeno equivalente a quello che il lavoratore otterrebbe in caso di interruzione delle proprie mansioni per motivi connessi allo stato di salute, fatta salva la possibilità per gli Stati membri di subordinare tale pagamento a periodi di occupazione precedente (non superiori a sei mesi); con attenzione al congedo parentale, invece, la norma si limita a precisare che tale retribuzione o indennità debba essere definita dallo Stato membro o dalle parti sociali in modo da facilitare il ricorso al congedo parentale da parte di entrambi i genitori.

- in ogni caso, la direttiva precisa che “gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che i lavoratori con figli fino ad una determinata età, che non deve essere inferiore a otto anni, e i prestatori di assistenza abbiano il diritto di chiedere orari di lavoro flessibili per motivi di assistenza”, fatta salva la possibilità per i singoli Stati di subordinare tale richiesta ad una determinata anzianità lavorativa o di servizio (comunque non superiore a sei mesi) (cfr. art. 9, Modalità di lavoro flessibili).

  Infine, in punto di garanzie e diritti dei prestatori di lavoro, la Direttiva precisa che:

- al termine del periodo di congedo, i lavoratori hanno diritto “di riprendere il loro posto di lavoro o un posto equivalente secondo termini e condizioni che non siano meno favorevoli e di beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro a cui avrebbero avuto diritto se non avessero fruito del congedo” (cfr. art. 10, Diritti in materia di lavoro);

- gli Stati membri debbono adottare tutte le misure necessarie “a vietare un trattamento meno favorevole dei lavoratori causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo (…)” (cfr. art. 11, Discriminazione);

- gli Stati membri adottano le misure necessarie “per evitare il licenziamento e la preparazione di un licenziamento dei lavoratori causati dalla domanda o dalla fruizione del congedo (…)” (cfr. art. 12, Protezione contro il licenziamento e onere della prova).

 Buone vacanze a tutti, amici ed amiche della Sezione di Diritto del Lavoro!

LA SEZIONE DI DIRITTO DEL LAVORO – A.G.G.F.