---
---

Abuso del diritto ed operazione di merger leveraged cash out

 

Con il principio di diritto n. 20 del 1° agosto scorso, l’Agenzia delle Entrate ha presentato dei chiarimenti alle operazioni in merito all’operazione di merger leveraged cash out in relazione alle possibili implicazioni ai fini della fattispecie di abuso o elusione del diritto (art. 10-bis, l. n. 212/2000).

Secondo questo schema contrattuale, i soci (persone fisiche) di una società (target) rivalutano le partecipazioni ai fini fiscali e le cedono a un’altra società (veicolo) – partecipata da uno dei quattro soci cedenti e dai suoi due figli (soci di maggioranza) – che successivamente viene incorporata dalla target. Ciò consente di ottenere un vantaggio fiscale consistente nell’azzeramento della tassazione dell’incasso diretto (i.e. in assenza di rivalutazione e cessione delle partecipazioni) degli utili da parte dei soggetti cedenti.

Il cash out, difatti, evoca un’operazione esclusivamente volta a “prelevare” denaro dalla società a fronte di un tax rate contenuto.

Rispetto a questo tipo di operazioni l’Agenzia ritiene che sussista un vantaggio fiscale indebito e privo di sostanza economica. Inoltre, emerge anche un profilo attinente all’essenziale finalizzazione verso il conseguimento del vantaggio fiscale limitatamente a uno dei genitori cedenti il quale conserva particolari poteri nella società target. Tali poteri concernono in specie:

1) la partecipazione nella conduzione della società target;

2) il potere di veto in caso di disaccordo tra i figli;

3) la possibilità di riacquisire il controllo della società target in presenza di inefficienze tali che, a giudizio del collegio sindacale, possano mettere in pericolo la governance e/o la solidità patrimoniale e/o la solidità finanziaria e/o economica della società target.

In questa situazione giuridico-fattuale i benefici sarebbero realizzati in contrasto con le finalità delle disposizioni normative che disciplinano la rivalutazione ai fini fiscali delle partecipazioni. E difatti, la ratio di tale norme consiste nel favorire la circolazione delle partecipazioni.

Il beneficio ritratto in difformità rispetto alla predetta ratio è data dalla possibilità di incassare gli utili della società target, ancorché non si ponga in essere un effettivo disinvestimento delle partecipazioni detenute.

Tale vantaggio fiscale indebito non risulta effettivamente conseguito fintanto che non siano incassati i relativi pagamenti da parte del genitore cedente.

---